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  • Categoria: Back In The Dayz
  • Scritto da Klaus Bundy

Il mea culpa di Lil Yachty: una buona occasione per riflettere

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Non si tratta di una notizia dell’ultima ora, ma riportarla in un articolo – prima o poi - sarebbe stato il caso di farlo.

Il 28 novembre scorso, durante un’intervista concessa ad Ebro per Beats 1, Lil Yachty ha finalmente ammesso l’errore di cui avevamo parlato qualche mese addietro, scusandosi per aver considerato The Notorious B.I.G. “sopravvalutato”.

Ciò di cui mi pento è l’aver parlato troppo presto su di lui, dicendo cose che non sapevo, invece di sedermi e ascoltarlo a fondo”, ha confessato Yachty. “Prima di dire quelle cose, ero totalmente cieco. Penso di dovere una scusa. Non ho pensato prima di aprir bocca. So quanto questa questione sia importante per alcune persone, e non voglio che credano che all’epoca stessi mancando di rispetto a Biggie”.

Meglio tardi che mai, insomma. Le parole del rapper di Atlanta non servono ad avvalorare la tesi secondo cui The Notorious B.I.G. sia uno dei più grandi artisti che la storia del rap abbia mai conosciuto (quello era già ben noto), ma provano quanto lo studio degli illustri veterani sia il modo più efficace per affrontare una carriera artistica, seppur vuota di effettivo talento, almeno con dignità intellettuale.

Quando pubblicammo il famigerato e poco gratificante articolo su Lil Yachty, il 3 settembre scorso, l’intento non era certo quello di vomitare odio nei confronti del singolo, additandolo come unico colpevole della bassezza artistica nella quale l’hip-hop moderno sembra stagnare; in realtà, ciò che ci proponevamo di fare era porre l’accento sulla mancanza di autentica passione per la cultura da parte delle nuove leve, insensibili di fronte al peso dell’ingombrante eredità di chi è venuto prima e armati di una supponenza che, quasi unilateralmente, sta creando un vuoto creativo di cui è solo il movimento che amiamo a pagare le amare conseguenze.

Con il recente passo indietro di Yachty, però, ci sia permesso di dire che avevamo ragione noi, e l’augurio più sincero che possiamo farci è che l’esempio offerto dalla ritrattazione del giovane prodotto della Georgia possa elevarsi a simbolo di una consecutio generazionale che non veda contrapposto il “vecchio” al “nuovo”, ma che spinga ad una sana competizione per un posto d’onore nel pantheon degli immortali. A beneficiarne, ancora una volta, sarà soltanto l’hip-hop.

D’altronde, il recente ritorno sulla scena di alcune leggende (ed il successo straripante che ne è conseguito) è lì a dimostrarci quanto non esista un’effettiva data di scadenza per la genialità: al momento di tirare le somme, per questo 2016, non sarà “Views” di Drake o “Evol” di Future ad occupare il gradino più alto del podio, ma saranno molto più verosimilmente album come “And the Anonymous Nobody…” dei De La Soul e “We Got It from Here… Thank You 4 Your Service” degli A Tribe Called Quest a restare nella memoria collettiva, per la gioia di chi sentiva il bisogno di riportare il baricentro sul reale e genuino concetto di hip-hop, libero dalle sue deformazioni commerciali.

Detto ciò, Lil Yachty non ci è diventato improvvisamente simpatico, e non pensiamo neppure che da oggi in poi sarà in grado di mandare alle stampe capolavori da fare impallidire “Illmatic”, ma non è questo il punto: per gli scettici e per chi insegue la novità a tutti i costi, come se guardarsi alle spalle fosse una brutta malattia, vogliamo sperare che una confessione così chiara ed esplicita da parte di un esponente della generazione attuale possa ispirare un serio ragionamento sull’importanza dei valori che davvero contano e sull’esigenza di reintrodurre il concetto di responsabilità applicato all’universo hip-hop (che trascende i confini musicali), secondo l’ideale metafora che chiuse il nostro precedente articolo su Yachty: “a nessun pastore – di qualsivoglia confessione – è permesso tenere sermoni senza aver prima studiato i testi sacri”. Cerchiamo di tenerlo a mente.

 

 

Klaus Bundy
Author: Klaus Bundy
"I came to overcome before I'm gone, by showing and proving and letting knowledge be born" (Eric B. & Rakim).

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