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Notorious B.I.G. - History

Biggie_Smalls

"Life after death" non può però essere solo questo. E’ un doppio album molto lungo e tra i dissing e i racconti di strada spiccano molte altre riflessioni che permettono di capire quanto sia maturato lo stesso Biggie. Ci sono due eventi che contribuiscono a garantire questo aspetto e che segneranno indelebilmente i suoi successivi mesi: la morte di Tupac e il suo incidente. Come sappiamo il 13 settembre 1996 Pac ci lascia in seguito alla sparatoria di Las Vegas. Wallace, da molti accusato di essere il mandante dell’omicidio, viene profondamente cambiato dalla dipartita del suo mentore adolescenziale (“Ma quando è morto... ho detto “Woh”, sono rimasto sorpreso. Abbiamo avuto problemi ma non ho mai desiderato la sua morte. Perchè dopo non puoi tornare indietro... così ero un po’ depressodirà poco dopo in un’ intervista).

Un altro fatto importante e che lo obbliga a passare parecchio tempo da solo con se stesso è l’incidente che lo costringe a tre mesi di sedia a rotelle. Quando il suo van si schianta Biggie si rompe infatti il femore e sarà poi costretto a camminare con l’ausilio di un bastone. In questo periodo riesce a rallentare i suoi forsennati ritmi di vita e a concentrarsi di più sulla sua doppia famiglia (oltre a T’yonna nasce il figlio avuto con Faith) e sui suoi testi.

Il risultato è un insieme di tracce più deep ed emozionanti. Tra di esse si trova “Sky’ s the limit”, bellissima e struggente autobiografia. Nel video ufficiale vengono proposte delle scene in cui tutti gli attori sono bambini che impersonificano BIG e i suoi soci, riprendendo così il concetto espresso in “Ready to die”. Poi ci sono altre canzoni strappa lacrime, come “Miss u”:

I'm a thug, but I swear for three days I cried, I look in the sky and ask God why, can't look his baby girls in the eye damn I miss you” 

“Sono un duro, ma giuro per tre giorni ho pianto, guardo in cielo e chiedo a Dio perchè non riesco a guardare le sue figlie negli occhi diamine mi manchi

Questa tratta della morte di un suo amico ad esempio, anche se qualcuno l’ ha ricollegata al ricordo di Tupac Shakur. Il pezzo “My downfall” è invece da menzionare per un altro motivo. Viene aperto da Puff Daddy dopo un’ intro fatta interamente di chiamate e minacce verso il suo assistito. Si parla dei gelosi figli di p****** che ti vogliono buttare giù. Comincia ad emergere nell’ artista la paura di essere tradito dalla propria gente.

Jealousy's a motherfucker, you weak jealous motherfuckers!
If you a jealous motherfucker, you just a weak motherfucker!
See when you on top, motherfuckers just wanna bring you down!

Motherfuckers don't even know you, and they don't like you

E’ interessante notare l’ analogia, nel contenuto più che nella forma, tra questo e una parte di testo contenuta nel brano “Storia di un defunto artista” di Nitro. Le persone, i finti amici e i conoscenti ti sostengono quando ti percepiscono come uno di loro, ma quando col successo le prospettive cambiano e gli interessi ti portano lontano, sono i primi a criticarti e a volerti far ritornare al tuo vecchio posto. E in tanti sembra abbiano intenzione di scaraventarlo giù.

Alla gente piace innalzarti se può toccarti
per far vedere agli altri che se vuole può tirarti su,
ma quando stai troppo in alto e non può toccarti
ti tirano anche i sassi per il gusto di buttarti giù”

Siamo nel primo trimestre del 1997, il rapper sta facendo dei giri per promuovere l’album che uscirà a breve e così si reca nella West Coast: California è la destinazione. Sabato 8 marzo, Petersive Automotive Museum di Los Angeles. Il rapper partecipa alla festa e consegna un riconoscimento ad un’ altra artista, nonostante gli incessanti “buu” della folla a testimonianza della non finita rivalità tra East e West coast. Ci sono tantissimi imbucati, così i vigili del fuoco decidono di sospendere la festa e mandare tutti a casa. Il rapper, insieme a Puff Daddy, alle guardie del corpo e ai collaboratori si dirigono verso i tre SUV che hanno noleggiato. La macchina con Wallace si trova nel mezzo tra le due, nell’attesa di raggiungere l’hotel. Si trovano sulla Fairfax Avenue quando una macchina bianca dietro di loro comincia a sorpassare a destra e a sinistra, insospettendo tutti. Durante quell’attimo di distrazione un’ altra macchina, questa volta scura, si affianca alla seconda delle tre e si ferma. L’ uomo di colore alla guida, con un completo con camicia e papillon, tira fuori una nove millimetri e apre il fuoco.

Il resto lo potete immaginare o forse l’avete già sentito in un’ altra storia: l’ auto semina gli inseguitori, inizia la volata verso l’ospedale, ma una volta arrivati il rapper si è già spento. E’ l’1,15 quando viene dichiarato morto. Notorious B.I.G., appena sei mesi dopo Tupac, a causa di una street esecution si trova sul tavolo dell’obitorio.

I funerali vengono svolti nella sua New York. L’elogio funebre viene seguito dalla versione strumentali di “Miss u”, celebre pezzo che, come accennato prima, molti vedono come un tributo al compianto Shakur. E’ triste notare come la rivalità più dirompente della storia dell’HH si sia conclusa così, con un riappacificamento mai veramente tentato quando i due artisti erano in vita, ma lasciato postumo alle note di una canzone che li renderà immortali. La bara viene poi condotta fino a Bedford-Stuyvesant, strada dove il ragazzone ha vissuto e dove migliaia di persone ora sono in lacrime.

funerale_notorious_big

Ad un certo punto qualcuno si arrampica su una macchina e accende lo stereo: “Hypnotize” è la traccia. E’ il putiferio, tutti ballano, le strade vengono invase e iniziano i disordini. La polizia con tanto di manganelli è costretta ad intervenire e vengono arrestate diverse persone. Ma la folla non si ferma e continua a muoversi a ritmo di quel loop infernale. E continua, continua, fino a quando la salma non viene portata via. Tuttavia, anche oggi c’è ancora chi sostiene che in quella meno affollata e colma di spacciatori Bedford-Stuyvesant ci siano dei ragazzi e delle ragazze che ballano, ballano incessantemente e urlano inneggiando il re di New York Notorious B.I.G..

 

Marco
Author: Marco
"Capisci che il rap è come una preghiera, non conta quanto urli ma conta quanto è vera" (Mistaman).

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