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  • Categoria: Rap Italiano
  • Scritto da Matteo Da Fermo

Mecna fa un tuffo nel passato con una nuova versione di Chilometri

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Dodici anni: un'eternità. È un periodo enorme in qualunque modo la si veda, per la musica - che al giorno d'oggi dura il tempo di uno Snap - per la storia del mondo e per la storia di ognuno di noi. Mecna nel 2005 aveva diciotto anni, un'età in cui si cambia idea al calare del sole ogni giorno, e difficilmente non ci si vergogna di quello che si scrive, rileggendolo anni dopo. In quell'anno, tra serate e birre per le spiagge del Gargano, il rapper foggiano scrisse questa canzone, su un beat di un brano storico, "Dance" di Nas, e lo inserì nel mixtape "343 Chilometri", messo in giro ancora con il suo vecchio pseudonimo: Mec Namara.

Riascoltando il brano originale oggi, si percepisce un rapper acerbo, istintivo, ma comunque poetico. Se non erro infatti, lo stesso Mecna in un'intervista si pentì di aver scritto questa canzone, che esattamente come "A modo mio" e altri suoi brani un po' più datati, sembra esser uscita direttamente dal cuore nel modo meno filtrato possibile.

In questi anni Corrado Grilli è diventato uno dei grafici più apprezzati dello stivale ed altresì un rapper affermato, capace di partorire tre album senza mai suonare come "già sentito" e senza avere paura di mettersi a nudo in un rap game a volte spietato.

Ieri l'artista ha deciso di far scoprire ai neofiti, e riscoprire ai fan più datati, questo brano, mettendo da parte la vergogna per un brano scritto da "sbarbato" e sostituendola con le nuovi vesti di Mecna, quelle di artista e uomo maturo che va a braccetto con un discreto e piacevole uso degli effetti vocali tanto amati in questo periodo in Italia. Il risultato è una canzone che sembra stata scritta ieri, grazie al suo team di musicisti e alla sua capacità di interpretare le emozioni. Il tutto è stato filmato da Walter Molfese per il nuovo format di Deposito Zero Studios ovvero "Livezero".

Buon ascolto, buona visione e attenti alle lacrime!


 

Matteo Da Fermo
Author: Matteo Da Fermo
"Quando ancora c'era qualcosa che avesse un senso non pensavamo ad entrarti da dietro noi pensavamo ad entrarti dentro" (Bassi Maestro).

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