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  • Categoria: Recensioni
  • Scritto da Matteo Da Fermo

Claver Gold - Melograno (recensione)

Claver_Gold_Melograno

Valutazione attuale: 5 / 5

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Claver Gold ha pubblicato il 26 novembre il suo nuovo album (in digitale e in copia fisica per Glory Hole Records) dal nome “Melograno”. Un nome non casuale per un’artista che si è fatto conoscere negli ultimi anni grazie al suo enorme talento nella scrittura, i suoi testi profondi e spesso malinconici, ad appannaggio di una notevole sensibilità.

Basti pensare che attorno al melograno ruotano miti e leggende antichissime, le quali spesso metaforizzano questo frutto come Vita o come Morte. Il “nostro” Carducci invece, che di metafore e simboli sicuramente se ne intendeva, qualche decennio fa, ne “Il pianto antico” recitava: “L'albero a cui tendevi la pargoletta mano, il verde melograno dà bei vermigli fior”. Non possiamo sapere il parere di Carducci riguardo l’album di Claver però possiamo sicuramente affermare che l’artista ascolano (calligrafo oltre che rapper) è un cultore della letteratura italiana.

In diversi suoi brani troviamo riferimenti a riguardo, nel “Melograno”, troviamo citato Italo Calvino in “Quante volte” in una eccentrica barra: “mi vedi che rido e che bevo sul palco, ma sono partito da zero/ ero un contadino/ con il pecorino/ con in mano il vino/ il fumo nel taschino/ vengo al tuo festino/ scannerò il suino/ ma l’Inferno è qui: Italo Calvino/ “Le città invisibili” io le ho già vissute…”.

Questo però non è un disco “facile” da recensire: Claver Gold è maturato notevolmente come artista, probabilmente anche in seguito a dinamiche personali, e la completezza – ma anche la complessità – di questo lavoro ne sono il risultato.  Il rapper di Ascoli con questo lavoro ha aperto la scorza dura del melograno facendo uscirne i semi, ha quindi scavato dentro se stesso per mettere le proprie emozioni su carta. Sempre in “Quante volte” rappa: “Scendo dentro mari infiniti/ come Murubutu nei miti”, da un lato omaggiando il suo amico e “collega” citando un suo brano, dall’altro possiamo invece considerare “i mari infiniti” come il suo universo di sentimenti.

Le capacità tecniche e liriche dell’artista ascolano si fondono alla perfezione sui tappeti musicali stesi dai Kintsugi, due talentuosi produttori bolognesi (membri del collettivo On The Move), autori di tutte le basi dell’album.

L’emozione comune a tutti i brani del disco è senza dubbio la passione: sotto forma di puro amore, di malinconia, di barre dedicate alla golden age dell’ hip hop italiano (anche con un pizzico di nostalgia) fino alla passione per il calcio, espressa in uno stupendo storytelling dedicato a Ronaldo Luís Nazário de Lima, simbolo sportivo di un’intera generazione. Tra i brani più emozionanti del disco, oltre il primo singolo estratto “Anima nera”, un pezzo che cerca di raccontare la paura di rimanere soli, troviamo la title track “Melograno”, traccia che parla di una donna che in ogni momento della giornata ha sempre in mente un uomo, il quale però non ricambia questo amore, almeno fino ad un certo punto.

Due brani che danno tepore come una tisana in una giornata fredda sono “Raccoglievo le more”, una sorta di ninna nanna dedicata alla vita, nella quale un testo scritto minuziosamente si adagia su uno splendido beat e “Carmela”, brano che tramite la protagonista, una ragazza realmente esistente, vuole raccontare la difficoltà di rapportarsi con le persone, ed il rapporto con la propria sessualità. D’altronde lo stesso Claver ha scritto che il concept dell'album è basato sulla fecondità femminile, sulla fertilità (rappresentata dai semi del frutto), sull'onestà e la correttezza intellettuale. Proprio su questi ultimi due punti sono incentrate diverse barre del disco, a testimonianza della nostalgia verso la golden age dell’hip hop italiano da un lato e al cercare di portare avanti i valori nobili dell’hip hop che talvolta vengono persi di vista dall'altro.

In una traccia su tutte, “Backstage”, Daycol (il suo nome di battesimo) si toglie qualche sassolino dalle scarpe riguardo la scena italiana attuale con barre di indubbia qualità, nelle quali riesce nel difficile compito di non sconfinare nell’esagerata autocelebrazione, con l’aiuto – mai forzato - di riferimenti e citazioni. Una su tutte è: “giù dall uno-quattro, uno-cinque, uno-sei/ se compri questo disco mandi un chico in hit parade…” nella quale semi-cita Neffa nello storico brano “I messaggeri Pt. 2”. Per non parlare della citazione al grande Joe Cassano, sempre nello stesso pezzo: “Non esisti se non passi in tele questo già lo so/ noi restiamo a nocche dure in strada come il grande Joe..”.  Ma barre di questo tipo, sono presenti in tutto il lavoro: in “Quante volte” Claver rappa: “ho parlato già delle strade/raccontato di buchi e spade/ e mi fa solo incazzare/ che ora col rap guadagno molto più di mio padre…” .

Parlando di citazioni e riferimenti non possiamo non chiamare in causa altri due brani: “Lady Snowblood”, traccia ispirata all'omonimo film del 1973 di Toshiya Fujita, brano dal sapore orientale che narra di amore, katane e sangue e “Rain man”, traccia ispirata anch’essa ad un film, l’omonima pellicola con Dustin Hoffman, che parla del sentirsi diversi da tutto il mondo che ci circonda.

Probabilmente però il brano che meglio incarna il mood del disco è “Quanto t’amo” (che trova la collaborazione di Angie, già presente in “Mr.Nessuno”), un soliloquio incentrato sull’attrazione verso ciò che ci distrugge ma al contempo ci rafforza, simile ma non troppo ad altri due intensi flussi di coscienza: “Un caso”(che vede la collaborazione di Mole della Maci’s Mobile) e “Non ero io”.

Concludendo, che disco è il “Melograno”? È un vortice di emozioni e di immagini, espresse tramite incastri e metafore splendide su beat quasi magici, che creano un empatico filo diretto con l’ascoltatore, trasportandolo in una dimensione suggestiva. Lo stesso Claver in “Sogni” (con Anansi) scrive: “Le mie storie a molti sembrano poesie/ per me sono solo fari accesi tra questi binari, per chi ha perso il treno ed ora è al buio e tra le gallerie…”.

Touchè, Daycol.

 

Matteo Da Fermo
Author: Matteo Da Fermo
"Quando ancora c'era qualcosa che avesse un senso non pensavamo ad entrarti da dietro noi pensavamo ad entrarti dentro" (Bassi Maestro).

Claver Gold - Melograno (recensione) - 4.9 su 5 basato su 21 reviews