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  • Categoria: Eyes On The Game
  • Scritto da Marco Bianchessi

I 7 pezzi più introversi dei Club Dogo

ClubDogo

Tre giorni fa è morto il padre di Guè, Marco Fini, giornalista famoso e membro importante per la comunità culturale milanese. Questa notizia mi ha riportato indietro al lontano 2008, quando ero un ragazzino di 15 anni con l'apparecchio e incominciavo a scoprire il rap e il primo gruppo che mi prese fino al midollo, furono i Club Dogo

Dal qualche anno ho ormai smesso di seguirli da vero fan perchè sono di quei personaggi che puntano il dito dicendo "Non siete più quelli di Mi Fist", tuttavia ogni volta che esce qualcosa di nuovo loro, devo ascoltarla per poi tornare nel mio guscio da nostalgico. Una cosa che mi è sempre piaciuta molto del gruppo milanese era la loro capacità di alternare pezzi estreamamente tamarri e frivoli a brani molto introversi e introspettivi. Ho deciso quindi di analizzare i loro 7 migliori pezzi "conscious" (passatemi il termine), uno per ogni album, a partire da "Mi fist" per arrivare a "Non siamo più quelli di Mi Fist"

1. "La stanza dei fantasmi" - Mi Fist (2003)

Vorrei dedicare un articolo solo a questa canzone un giorno, ai motivi per cui mi piace e ai motivi per cui penso sia il loro miglior pezzo e uno dei migliori brani che il rap italiano abbia mai sfornato. Di questo disco se ne potrebbero prendere anche altre, tuttavia "La stanza dei fantasmi" è un viaggio allucinato nella coscienza dei rapper che mettono a nudo la loro interiorità, immagini contrapposte di violenza e dolcezza si alternano in continuazione durante lo sviluppo della canzone. Mai come in questo caso è evidente la loro capacità di raccontarsi, è un racconto tanto grezzo quanto ricco di poesia. Questo è uno dei motivi per cui "Mi Fist" rimane ancora oggi attuale.

"Sono il nemico di me stesso
Nato filo spinato nel plesso
Siedo da solo e mi processo
Nel sangue che verso dentro ogni rima
Placo l'angoscia di una ballerina
Che danza sopra una mina"

2. "No More Sorrow" - Penna Capitale (2006)

Estratto da "Penna Capitale", uno degli album che insieme a "Vile Denaro" segnano una fase di transizione per il gruppo che passa dall'underground alla popolarità. Per il tipo di sonorità messa in gioco si può parlare, forse, del loro pezzo più introverso: il tipo di beat proposto crea un'atmosfra calma e rilassata che dà il via a un momento meditativo in cui gli mc danno sfogo a tutta la loro capacità di incastrare rime, senza sacrficare una briciola di contenuto ed è  per questo genere di canzoni che mi sono rimasti nel cuore. 

"Superficialità e materialismo vogliono affogarmi
Le paure di non farcela puntano in faccia armi
Sono un altro peccatore, dipende chi fa le regole (chi?)
Se non sono un bastardo per gli alti resterò un debole" 

3. "Dolce Paranoia" - Vile Denaro (2007)

"Vile Denaro" è un album diverso, dove spiccano due brani: uno è "Puro Bogotà" (hit assoluta) e l'altra è "Dolce Paranoia". Se "La stanza dei fantasmi" alternava momenti di poesia a momenti che assomigliavano più ad incubi, in questo pezzo la poesia viene messa da parte per concentrarsi solo sulla dimensione dell'incubo che avvolge in modo pressochè totale l'ascoltatore. La narrazione ha come punto di partenza, non solo la descrizione dei loro incubi, che ormai non li fanno più dormire la notte, ma anche che essi siano causati dalla droga, componente fondamentale per comprendere il brano. 

"Stanza squallor, Guernìca, una pasticca per amica
Sudo ghiaccio, non mi piaccio e.. madre dio
Autopsia, guarda dentro cosa trovi:
Malacarne, merda e rovi
E mi dispiace ma non sempre riesci quando provi"

4. "Meglio che Morto" feat. Marracash - Dogocrazia (2009)  

Album del 2009 che segna la fase terminale del processo iniziato con "Penna Capitale" ovvero la trasformazione dei Club Dogo in un gruppo pop (nel senso di popolare). Questo cambiamento è la chiave di lettura fondamentale per comprendere il brano: spicca in questo senso la rivalsa rispetto ad un passato che ormai è stato assorbito e che si cerca di rielaborare in qualche modo, un passato che ha lasciato cicatrici indelebili che tuttavia vanno accettate.

"Qualsiasi cosa fai nel quartiere io l'ho,già fatta
E se Dio vuole Marra ha finito di farla
Ora Marracash è un artista e io frà
Posso dirlo con questa calma"

5. "All'ultimo Respiro"- Che bello essere noi (2010)

Con questo brano "inizia" la passione del trio milanese per le ragazze con problemi di drog e, in questo caso specifico, la loro capacità di sviluppare intorno al tema si rifà sia alle loro esperienze private, sia a esperienze vissute a causa del successo, come il conscere ragazze facili che ottengono tutto grazie al loro corpo. L'aspetto "conscious" che sono andato a ricercare in questa selezione di brani, si vede in questo caso nel sovrapporre esperienze intime e quindi personali a cose osservate in prima persona o che li hanno toccati. 

"A me hanno tolto un pò di tutto, ultimamente sono stato più infarmacia che in studio
E vedo un teschio, se mi guardo allo specchio
Là fuori i cattivi stanno vincendo, e tu ci vai a letto!"

6. "Se tu fossi me"- Noi siamo il Club (2012)

Nell'ultima intervista rilasciata a Sto Magazine, Fabri Fibra ha detto una cosa molto interessante, ovvero che il Fabri Fibra di "Turbe Giovanili" non avrebbe mai capito quello di "Tradimento" e questo perchè in un caso era a Senigallia e non era famoso, nell'altro era a Milano ed era famoso. Questa canzone secondo me segue lo stesso principio: è la naturale evoluzione dei primi pezzi proposti in questa selezione di brani, i contenuti sono i medesimi per certi versi ma le esperienze cambiano le persone e il successo ancora di più, quindi sarebbe impossibile ritrovare le medesime storie.

"Tutti vogliono un assaggio e mi risputano per terra
Il successo è una rivincita, è la fama che è una merda
Domani sarà peggio di ieri, 'sti fedeli che mi tendono le mani
Ma fedeli sono i cani"

7."Fragili" feat.Arisa - Non siamo più quelli di Mi Fist (2014)

Per chiudere il cerchio ho scelto uno dei pezzi più discussi di questi anni. La canzone racconta delle debolezze e delle fragilità che sono all'interno di ciascuno di noi in un dialogo con un'ipotetica dolce metà e a questo percorso si unisce la voce di Arisa che per quanto possa non piacere, in questa situazione calza a pennello unita con la parte più elettronica proposta da Don Joe per il ritornello. Sono evidenti i cambiamenti rispetto agli inizi, ma il tempo cambia e le sonorità con esso di conseguenza appare normale per un gruppo come i Dogo inserire qualcosa di più elettronico che strizzi l'occhio al pop. 

"E la nostra vita è musica quindi rappo sopra il tuo battito
E quanta gente ci giudica, nessuno coglie quest’attimo
Sognavo che ero innocente ma poi mi sono svegliato
E tu non c’eri per niente e restavo il tipo sbagliato"

 

Marco Bianchessi
Author: Marco Bianchessi
"Born sinner the opposite of a winner "(Biggie).

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