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Da Racine Carrée ad Album, da Stromae a Ghali

ghali

Album” è ufficialmente fuori! Tutti lo stiamo ascoltando, apprezzando o criticando, in ogni caso il primo disco di Ghali è uscito e avrà un’eco molto ampio per le prossime settimane e mesi. Sarà sicuramente uno dei dischi più sopravvalutati degli ultimi anni, non lo dico da hater, anzi, io l’avevo pre ordinato su iTunes quando era uscita la notizia della pubblicazione e ieri sera a mezzanotte l’ho acquistato. Dico che sarà sopravvalutato perchè c’è troppo hype intorno a lui e questo ci offuscherà il giudizio, ma non è di questo che voglio parlare. Una delle cose che più mi ha stupito al momento dell’ascolto, è la grande varietà di suoni e di influenze che presenta, brani più lenti, altri più veloci, alcuni quasi reggaeton, altri ancora più trap.

Insomma, Ghali ha attinto a piene mani tutta la musica che gli piace e da tutto il suo background, che è per certi versi quello che ha fatto anche Drake con “More Life”, chiaramente con aspettative e risultati differenti. Tuttavia e qui arriviamo al punto, c’è un artista da cui secondo la mia personale e discutibile opinione, ha attinto più di altri e parliamo di Stromae, in particolare del suo ultimo album, targato 2013, “Racine Carrée”.

Dire che ha attinto è in effetti sbagliato, parlo piuttosto di lui più come un punto di riferimento e partire dal quale si possono trovare dei punti di contatto, sia a livello personale che a livello artistico.  Il primo di questi è che entrambi sono immigrati di seconda generazione, Ghali è per metà italiano e per metà tunisino, Stromae invece è metà belga e metà ruandese. 

Il tema del meticciato, viene affrontato da entrambi, con chiavi di lettura molto diverse e, per il primo, viene inteso come un punto di partenza che giustifica la sua voglia di rivalsa rispetto ad una situazione di disagio come canta all’inizio di “Ninna Nanna”:

“Sono uscito dalla melma, da una stalla a una stella, compro una villa alla mamma,e poi penserò all’africa,
figlio di una bidella con papà in una cella,non è per soldi giuro walla”

Per il secondo, la questione è più problematica e viene affrontata con un occhio maggiormente critico verso le problematiche sociali. In “Batard” lui parla di sé per parlare di tutti e per criticare il modo di ragionare delle persone che tendono a differenziare, piuttosto che a unire:

“Flamand ou Wallon, Bras ballant ou bras long, finalement tes racistes, Mais tes blanc ou bien tes marrons
Ni l’un ni l’autre,Batard tu est, tu l’était et tu le reste, Ni l’un ni l’autre , je suis, j’était et resterai moi.”

(Fiammingo o Vallone/ Braccio corto o braccio lungo/ Alla fine dei conti sei un razzista, /Ma sei bianco o forse sei marrone?/ Né uno né l’altro /Sei un bastardo /Lo eri e lo sei ancora /Io sono, io ero, e resterò me stesso e nessun altro)

Un secondo punto di contatto è la mancanza di una figura paterna. Questo è un punto su cui l’artista Italiano ha insistito tanto, sia per far capire a tutti di essere forte e di sapersi reggere sulle sue gambe, sia per esaltare dall’altro lato la figura della madre che quindi diventa per lui un punto di riferimento essenziale. Svariati sono infatti i momenti di elogio a lei che si vede a partire dalla già citata copertina di “Ninna Nanna”, ma è in “Ricchi dentro” che la questione viene sviscerata maggiormente, sia nella prospettiva del successo e della fama, sia da un punto di vista intimo e privato. 

“Papà come mi diverto, è tanto che non ti sento, mamma, dai, sincera ti aspettavi tutto questo? 
Eravam già ricchi dentro, mio dio che bello dirti Te l'avevo detto!”

La storia di Stromae, è ancora più triste: suo padre è stato ucciso nel genocidio in Ruanda del ’94 (per chi non sapesse di cosa sto parlando e non abbia voglia di leggere articoli o libri, guardi il film”Hotel Ruanda”) e la sua perdita viene affrontata dall’artista nella famosa “Papaoutai” che significa “Papà dove sei?”. Gli occhi del bambino e quelli dell’uomo si mischiano insieme, cercando di dare un senso all’assenza del padre e guardando al futuro con perplessità e dubbi.

“Tout le monde sait comment on fait les bébés, Mais personne sait comment on fait des papas
Monsieur Je-sais-tout en aurait hérité, c’est ça, Faut l’sucer d’son pouce ou quoi ?
Dites-nous où c’est caché, ça doit, Faire au moins mille fois qu’on a, bouffé nos doigts”

(Tutti sanno come si fanno i bambini / Ma nessuno sa come si fanno dei papà /Signore, io so tutto, l’avevo ereditato/ Bisogna forse succhiarglielo dal pollice?/ Diteci dov’è nascosto/ Ci saremmo sgranocchiati le dita almeno mille volte)

Se da un punto di vista personale le somiglianze finiscono, da un punto di vista artistico questo discorso diventa più ampio e ingombrante: tante somiglianze, ma anche differenze, soprattutto a partire dall’approccio. L’artista belga infatti si dimostra molto più complesso e problematico, più bipolare e nevrotico nei suoi testi che spesso diventano un mezzo per analizzare i suoi conflitti personali ma ampliandoli e potenziandoli per farli diventare tema di riflessione generale. “Tous le Meme” (che Ghali ha scopiazzato un po’ nel suo video di “Happy days”) è un esempio, ma il caso più eclatante mi sembra la canzone “Humain a l’eau”, che alle orecchie di qualcuno che non conosce il francese potrebbe sembrare una semplice canzone ritmata, con base elettronica a cassa dritta, un cambiamento nel disco, per variare. Leggendo il testo, si scopre come tratti del conflitto che esiste tutt’oggi tra il mondo occidentale e il terzo mondo. 

“Mais petit modernisé, Pourquoi tu me parles mal? Je respecte les Pygmées, Donc respecte les Maassaï
Je respecte ton terrier, Respecte mes terres, Je respecte les insectes, Donc respecte les mammifères”

(Ma piccolo modernizzato/ perché parli male di me?/ Io rispetto i Pigmei, /Tu rispetta i Masai /Io rispetto il tuo terrier /Tu rispetta le mie terre /Io rispetto gli insetti /Quindi rispetta i mammiferi)

Ghali invece è ancora acerbo, l’età e l’esperienza sono una discriminante molto forte (ha infatti ancora 24 anni), nonostante ciò non mancano punte di introspezione e poesia, come nella canzone “Vida” che nonostante il ritmo incalzante si dimostra anche una delle più intime e personali che abbia scritto. La paura che tutto finisca e che il successo sia solo passeggero, finendo nel dimenticatoio e nella melma da cui è rinato.

“Bevo un drink, due drink, drink tre, Sento come se il karma fosse innocuo
Una voce dentro di me, fa più luce di questo strobo, fammi fumare anche a me, Io questi qui non li sopporto proprio”

In ogni caso mi auguro che Ghali prosegua su questo percorso di crescita artistica e personale, perchè “Album” è un disco bellissimo e gli auguro di fare il percorso di Stromae, ottenendo i suoi risultati. Big up!

 

 

Marco Bianchessi
Author: Marco Bianchessi
"Born sinner the opposite of a winner "(Biggie).

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