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Dutch Nazari ci racconta il suo Amore Povero - Intervista

Dutch-Nazari

Abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiaccihere con Dutch Nazari in occasione della pubblicazione del suo nuovo album ufficiale "Amore Povero", uscito venerdì 17 marzo per Giada Mesi in collaborazione con Undamento. Andiamo assieme cosa ci ha raccontato!

1.Ciao Dutch! Innanzitutto volevamo ringraziarti per la tua disponibilità e per questa intervista! La grafica del disco è di un certo impatto e si sposa molto bene col nome del progetto, com’è nata questa simbiosi e perché “amore povero”? 

I creativi che hanno lavorato alla parte grafica del disco Amore Povero sono Jacopo Baco e Enrico Dalla Vecchia, due cari amici prima che due artisti di eccezionale talento.

L’intero progetto grafico è incentrato sul concetto di fuoco, che rappresenta sia il fuoco dell’Amore che divampa, sia quell’elemento che in totale assenza di mezzi e risorse (cioè in Povertà) ti permette di sopravvivere, con il suo calore e con la sua luce.

Da qui i fiammiferi, che sono comunque un modo economico di procurarsi il fuoco.

2. C’è qualche artista in particolare che ha ispirato te e Sick Simpliciter a livello di  produzione ed i testi?

La risposta esatta a questa domanda secondo me è: tutti. Tutto quello che senti, leggi, scopri, mangi aggiunge un tassello alla personalità creativa che poi riversi sul foglio quando scrivi (o sullo spartito quando produci). Lo stesso vale per gli artisti. E non mi riferisco solo a quelli bravi, anzi. Ascoltare una canzone che considero brutta di un artista che non considero bravo, mi mette comunque nella condizione di poter isolare gli elementi che me la fanno considerare brutta, in modo da non replicarli nelle canzoni che scriverò in futuro.

3. Proemio a nostro parere esprime chiaramente il modo ed i contenuti che poi si svilupperanno in tutto l’album. Abbiamo trovato interessante questa scelta stilistica poiché genericamente il proemio è la parte introduttiva di un trattato di una certa rilevanza. Quanto è importante la tua cultura, umana prima che di artista, per la tua musica?

In realtà la scelta di richiamare l’epica classica chiamando l’intro del disco “proemio” non ha nulla a che vedere con una presunta rivendicazione di cultura personale. Anche perchè chiunque abbia fatto la prima superiore in un liceo sa che in epica la parte introduttiva del poema si chiama così, anzi io credo che il proemio dell’Iliade mi sia stato fatto imparare a memoria addirittura alle medie: in altre parole, non ci vuole una grande istruzione per saperlo.

Ho chiamato la canzone Proemio perché mi piace l’idea di creatività sottintesa nei poemi epici. Infatti, ciò che sanno in pochi è che il mito del genio creativo individuale, cioè quello per cui quello che scrivo nasce da dentro di me, è un’idea che ha iniziato a circolare nel mondo occidentale attorno al diciottesimo secolo. Prima di allora, chi si metteva a scrivere, era consapevole di inserirsi all’interno di un flusso, di pescare dall’esterno le proprie idee e le proprie storie. 

In epica classica tale concetto è rappresentato dalla Musa (o la Diva), a cui il poeta chiede di raccontare, attraverso di sé, le vicende narrate nel poema. Chiaramente si tratta di una rappresentazione allegorica. Da qui “Prendi le mie corde vocali nelle tue mani e fai uno strumento di me”.

4. “Near Venice” è un ritratto molto interessante di una generazione che per trovare sé stessa e la sua dimensione è stata costretta, o ha semplicemente scelto di andare via dal nostro paese, confrontandosi con nuove culture e nuove prospettive. Tu, che scelta hai fatto? Che rapporto hai adesso con il posto in cui sei nato? 

Beh io sono qui. Ma non per quel discorso un po’ nazionalista di chi dice che bisogna restare e lottare, sottintendendo che chi se ne va stia in qualche modo commettendo un gesto vigliacco. Non ho alcun giudizio negativo nei confronti dei miei coetanei e amici che, spesso dopo aver studiato e faticato anni per avere una formazione professionale sono riusciti a trovare un lavoro all’estero. Il disastro è quello di uno Stato che investe miliardi per formare professionisti brillanti e competitivi, e poi non è in grado di organizzare le infrastrutture necessarie a capitalizzare tali risorse, finendo per farli sentire inutili e frustrati.

5. Un’altra traccia particolare è “Caramelle”, una originalissima narrazione del rapporto che si sviluppa col vizio del fumo, croce e delizia di moltissimi di noi.  E’ ancora difficile oggi, per te, preferire le caramelle alle sigarette?

Sinceramente no. Non fumare è difficile solo nella mente di chi fuma, per il semplice motivo che è così che funzionano le dipendenze. Se non lo fai, smette di mancarti dopo poco tempo.

6. “Se ti sposassero”, “Stupido paradosso” e “Un Fonico” sono i pezzi senza dubbio più introspettivi del disco, dove ci racconti le tue nostalgie, i tuoi lati personali che sappiamo per un artista, sono difficili da dosare, specialmente per metterli dentro delle canzoni. La musica ti aiuta ad avere consapevolezza del tuo passato o ti aiuta a metterlo un po’ da parte? 

E’ successo più di una volta, con più una canzone. Quando il dolore è molto forte magari è difficile affrontarlo in maniera da mettere in pensieri in fila, e quindi poi in metrica e in rima. Poi, quando il peggio è passato,  a volte arriva un momento in cui le parole vengono fuori da sole, e alla fine è come se avessi trasferito un pensiero cattivo da dentro di te a dentro al foglio. E ti senti meglio.

7. Negli ultimi due brani ci racconti il tuo modo di vedere questo mondo avvolto dalla tecnologia e dall’alienazione dell’individuo, un po’ troppo preso dal banale ed un po’ troppo distante dalle cose che contano, con ironia e molti riferimenti culturali. Vedi i mitici Volpi e Poggi. Quanto è cambiato dai tempi in cui scartavi le figurine con la speranza di trovare il tuo idolo?

“Ci sono cose nella vita che non tornano più e prendono risvolti a volte anche inattesi” e ce ne sono altre “che non cambiano mai, e tornano ogni tanto a riportarti in salvo”. :)

Ciao a tutti!

 

Gabriele Correnti
Author: Gabriele Correnti
"...e mi hanno detto 'la vita non è un film', io ho risposto 'parla coi miei dubbi." (Caneda)

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