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  • Categoria: Recensioni
  • Scritto da Klaus Bundy

Masta Ace - The Falling Season (recensione)

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Valutazione attuale: 5 / 5

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Per amare la musica di Masta Ace, bisogna amare l’hip-hop.

E’ con questa forte dichiarazione che vogliamo cominciare la recensione di un’opera semplicemente eccezionale, destinata a dominare ogni onesta classifica dei migliori dischi dell’anno 2016, nonostante ancora parecchi mesi ci separino dalla sua conclusione.

La straordinarietà di “The Falling Season” risiede banalmente nel proporre a chiunque voglia ascoltarlo pura musica rap, ripulita dai fronzoli e dall’artificialità che caratterizza quasi tutto ciò che l’industria del settore propone oggigiorno al pubblico pop.

L’album, in effetti, non sembra adatto a coloro che limitano la propria ricerca alla discografia di Rick Ross e Lil Wayne, e nemmeno alle giovani leve che hanno imparato ad esaltarsi ad ogni nuova uscita del canadese Drake; esso è stato bensì confezionato per i puristi dell’arte di Kool Herc, i cultori e, perché no, anche per i nostalgici di uno stile che ormai pare essere diventato merce rara, soppiantato dalla creazione di personaggi ad hoc che nulla hanno a che vedere con la polpa viva del movimento.

Sorprendere attraverso la riesumazione di una scuola considerata datata è un’abilità ammirevole e che merita milioni di elogi, soprattutto se pensiamo a quanto utile un prodotto come questo potrebbe risultare nelle mani di un qualsiasi adolescente che voglia cominciare ora ad esplorare la profondità e le risorse dell’universo rap, senza lasciarsi abbagliare dal disarmante e caricaturale esempio proposto da radio e TV.

Detto questo, è importante sottolineare che “The Falling Season” non possiede nulla di vecchio: il suono che accompagna ognuna delle ventiquattro tracce, tutte prodotte dalla mano fatata di KIC Beats, fa da perfetta cornice ad una storia genuina, volubile e quasi romantica, che ripercorre gli anni in cui l’autore frequentava la scuola superiore, resa irresistibile da uno storytelling saggio e di forte impatto, perizia ormai pressoché impossibile da trovare altrove.

Seguendo dunque un filo narrativo unico, a cui s’intrecciano skit puntuali e ben recitati, il disco rientra nella categoria dei “concept albums”, esclusività tematica alla quale Ace ci aveva già abituati con l’acclamatissimo “Disposable Arts” (2001) e l’altrettanto valido “A Long Hot Summer” (2004), riconfermando quindi nel modo più efficace possibile l’impostazione cinematografica che il nostro sembra apprezzare particolarmente per la costruzione dei suoi lavori.

Che cos’è, d’altronde, un rapper senza una storia da raccontare?

La grande differenza tra Masta Ace e la maggior parte degli interpreti di quest’ultima generazione risiede proprio nel concepire ancora il rap come un veicolo attraverso il quale esporre tesi, stimolare domande, costringere a riflessioni, non come una mera forma di distrazione alla soffocante routine quotidiana dell’uomo medio; la musica non è evasione a buon mercato, bensì parte integrante del nostro percorso di vita, la voce della coscienza, uno spettacolo che trae la sua morale da modelli credibili ed assoluti.

Un invito all’ascolto di “The Falling Season”, pertanto, è il minimo che possiamo incoraggiare: se ognuno di noi facesse lo sforzo di prestare cuore ed orecchie a perle del genere, faremmo davvero un grande favore all’intera cultura hip-hop.

 

Klaus Bundy
Author: Klaus Bundy
"I came to overcome before I'm gone, by showing and proving and letting knowledge be born" (Eric B. & Rakim).

Masta Ace - The Falling Season (recensione) - 5.0 su 5 basato su 2 reviews

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