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  • Categoria: Recensioni
  • Scritto da Gianluca

Coez - Faccio Un Casino (recensione)

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Valutazione attuale: 3 / 5

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Provare a variare il tracciato del proprio percorso, anche se non in modo consistente, non è mai cosa facile. Rischi di perdere tutto quello che hai costruito nel tempo, le persone che ti hanno accompagnato negli anni e la possibilità di ritrovarti con un pugno di mosche in mano è molto alta. Questa è più o meno la storia di Coez, una delle voci storiche del rap romano e membro fondatore dei Brokenspeakers (che proprio nei giorni scorsi hanno festeggiato i loro primi “10 anni”), che paradossalmente, nel momento in cui il genere stava finalmente per riesplodere in Italia, decise di provare a spostare un po’ più in alto l’asticella passando dal rap al cantato. Ci è voluto del tempo, magari i primi lavori risultavano leggermente acerbi, però con gli anni il buon Silvano è riuscito a fare grossi miglioramenti anche nel canto, ritornando talvolta anche a fare qualche rima (per lo più in dischi di amici). Proprio questo “dualismo” (il “piccolo disturbo bipolare” di cui Coez parlava anni fa nell’intro di “Fenomeno”) è alla base del terzo lavoro ufficiale della nuova vita di Coez, “Faccio un casino”, uscito il 5 Maggio 2017. Cosa dobbiamo aspettarci da questo disco?? Andiamolo a scoprire insieme!

“Ho smesso di lottare andare contro certi mostri, dentro un cinema 3D compiuti mille posti,
 ho smesso di volere donne, soldi, gloria e fama perché la brama delle cose infine le allontana!”

In “Ciao” Coez prova a salutare virtualmente i suoi demoni, le parti di se che lo rendono vulnerabile per provare ad esprimere a pieno tutto il suo potenziale. Ci riesce? Non proprio. Il “Come mai non smetto mai con te?” sembra indicare una sorta di accettazione, magari più serena, di se e del proprio destino.

“In bocca ho il vernissage, te porto un ber disag-io
Occhiali scuri in garage, fra due culi, Minaj”

Occhiali scuri” è la parte in assoluto più “rap” dell’intero disco: ritorna qui la parte più irriverente del cantante romano, accompagnato dal buon vecchio Gemitaiz, dove addirittura si cerca di seguire le nuove tonalità del rap mondiale (qualcuno ha detto Run the Jewels??). Sicuramente manca la componente più intima ed emerge invece il lato più “cazzone”, però in questa veste Coez ci piace ancora di più se possibile. 

“Ho ucciso mille fogli, un giorno torneranno a vendicarsi di me, quel giorno pagherò il conto
Quello che ho fatto io l’ho fatto perché stavo scavando sul fondo!”

L’uccisione dei “Mille Fogli” parte con la perculata epica del Danno (vecchio amico che ha avuto un ruolo importantissimo nei primissimi lavori di tutti i componenti dei Brokenspeakers) e poi prosegue con un jazz lento con cui Coez cerca di spiegare come ha “ucciso” i fogli su cui ha lasciato le rime che lo hanno accompagnato negli anni. L’interlude finale allude ad una sorta di saluto (che non si capisce a chi è rivolto), molto probabilmente lo andremo a scoprire in futuro.

Nel disco sono presenti i contributi più disparati: anzitutto il disco è stato praticamente “architettato” da Sine e da Niccolò Contessa (“I Cani”), che hanno studiato nel dettaglio le direzioni che questo lavoro avrebbe dovuto prendere. Nei pezzi singoli invece troviamo la presenza delle produzioni di Squarta, Ceri, Frenetik & Orange, Stabber e Ford 78 , e del rap di Gemello, Lucci e Gemitaiz.

In conclusione, questo disco rappresenta il connubio perfetto tra buon rap e buon cantato, proprio a dimostrazione che non esiste musica di serie A o di serie B, ma esiste solo musica ben fatta oppure fatta di merda. In questo caso troviamo tanta buona musica, in un disco mega variegato che viaggerà tanto in radio e non solo. “Faccio un casino” è l’esempio perfetto di come bisognerebbe fare musica nel 2017 in Italia, speriamo che in un prossimo futuro tale esempio sia seguito da sempre più artisti!

 

Gianluca
Author: Gianluca
"Money never made me, money never played me!" (M.O.P).

Coez - Faccio Un Casino (recensione) - 3.0 su 5 basato su 2 reviews

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