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  • Categoria: Recensioni
  • Scritto da Emanuele

Fedez - Pop-Hoolista (recensione)

fedez-pophoolista

Valutazione attuale: 4 / 5

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Un disco di platino e un singolo “d’oro” –ché, dai, bello è bello!– a sole cinque settimane dalla sua uscita. Pop – Hoolista, il nuovo album di Fedez, resiste in top ten dei dischi più venduti dopo ben otto settimane dalla sua uscita.

Il disco del neo giudice del talent di Sky, X–Factor, è un vero melange di rap, dance e, sì, punk rock. E’ vero: non è un disco del Wu–Tang, non è un singolo di David Guetta e non è nemmeno il punk (pop!) californiano dei Blink 182. Infatti è un esperimento. Infatti è come Fedez è stato influenzato, negli anni, dai diversi generi musicali.

Dagli esperimenti può nascere Frankenstein, questo è vero; oppure può vedere la luce Wolverine. Nerderia a parte, questo disco, per com’è stato curato sotto tutti gli aspetti, è un esperimento ben riuscito. Probabilmente, nella maggior parte dei casi, chi ama un genere ben definito e inquadrato è riluttante alle contaminazioni che creano le “novità”. E’ anche vero che la musica è arte e l’arte è un processo che fa l’occhiolino alla fisiologia dell’Universo: è qualcosa in continua espansione, da qui a infinito. Detto questo: il Mondo è free e se una cosa ti piace o non ti piace nessuno può dirti niente. E’ anche vero che nelle analisi, però, l’onestà gioca un ruolo principe.

Ci sono due elementi da tenere in considerazione prima di ascoltare Pop – Hoolista, ovvero: che non per forza se qualcosa piace a tanti è per forza qualcosa di brutto e, per contro, che non per forza qualcosa di nuovo è necessariamente bello. Una volta che si è deciso di affrontare l’ascolto con un certo grado di onestà intellettuale si potrà gustare, forse al meglio, questo disco.

Il titolo è quasi un ossimoro: un hooligan è qualcosa di connotativamente hardcore; il pop è qualcosa che, a volte, scade nella scontatezza che –pardon per l’assonanza!– scontenta. Per cui la vera sfida, che probabilmente Fedez ha vinto, è stata quella di costruire delle tracce che lanciassero un messaggio più o meno forte e crudo con una capacità di scrittura che può apprezzare sia lo zanza in strada che tua nonna seduta in poltrona.

I contenuti sono molto eterogenei per forma e sostanza tra loro, ma riescono a trovare un denominatore comune: la firma identitaria di questo artista. Skippando da una traccia all’altra sembra quasi di ascoltare un disco scritto e composto da persone diverse ma, tuttavia, ben collegate tra loro in una visione d’insieme. E’ dicotomico, è vero… ma è così. Ribadisco, infatti, che questa visione d’insieme dà vita all’identità, unica, di questo artista. Questo disco, come molti altri, richiede qualche ascolto per essere metabolizzato ed apprezzato al meglio. Dai soft flow agli extra beat meramente hip hop; passando per tracce che abbracciano la dancehall / ragamuffin fino ad arrivare, nella title track, a un quasi “cantautoraggio” alla De Andrè.

La presenza femminile in questo disco è molto importante… ma soprattutto eterogenea! (chiamalo scemo!) Hanno convissuto, con credibilità, artiste diverse come Luciouz, Elisa, Malika Ayane, Francesca Michielin e Noemi. Le tracce suonano bene, nel senso che si ascoltano proprio bene: strofe rap e ritornelli pop hanno saputo amalgamarsi in maniera vincente in questo album. Qualche piccola quota maschile nei featuring c’è stata comunque: abbiamo degli stilosissimi Boomdabash nella traccia M.I.A. –parere mio: una delle tracce più belle!– e un J-Ax che, come sempre, e senza troppe pretese, non delude mai.

In questo disco trovi di tutto: dai tossici di strada, all’I.V.A., alla casta Pontificia, la deriva squallida dei reality show, all’intimismo dei pezzi d’amore, alla società italiana. Questo disco è una fotografia fedelez che racconta i nostri giorni e non c’è nulla di più attinente di questo alla cultura: “fotografo per comunicare cosa penso, cosa sento e dire ciò che mi va o non mi va”. E’ un disco che vale la pena di essere ascoltato.

Concludo lanciando una pietra e nascondendo poi la mano: nel primo singolo estratto, Veleno per Topic, l’artista milanese se non dissa fa comunque un beef all’entourage di un collega marchigiano naturalizzato milanese. Da appassionato spettatore della scena e amante di entrambi, sarei curioso di assistere a una replica. Che dite, il marchigiano risponderà nel disco prossimo all’uscita? Il beef è una frecciatina tra competitor discografici o il solito punzecchio tra rappers? Chissà. Io sono curioso. Stay tuned.

 

 

Author: Emanuele

Fedez - Pop-Hoolista (recensione) - 4.0 su 5 basato su 8 reviews